Il silenzio infranto

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 7:14 pm

Lunedì 30 Aprile ore 18.30, Presso Libreria Dattena-Mondadori

PROHAIRESIS LIBRERIA MONDADORI presenta in collaborazione con Il CENTRO SOCIALE MASTINU-MARRAS, TRESNURAGHES (Centro di documentazione e di iniziativa per la difesa dei diritti umani) e il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna

Il silenzio infranto

Vera Vigevani libro

  • Vito Biolchini presenta l’autrice Vera Vigevani Jarach.
  • Letture di Rita Atzeri
  • Partecipano all’incontro e introducono gli esponenti del Centro Mastinu-Marras. Luigi Cogodi e Alberto Sechi

Chi è Vera Vigevani

Vera Vigevani
Vera Vigevani è nata a Milano nel 1928 e dieci anni più tardi dovette emigrare in Argentina perché le leggi razziali le impedivano di andare a scuola e di avere una vita normale. In Argentina sposò Giorgio Jarach e lavorò fino alla pensione come giormnalista all’ANSA di Buenos Aires.

Sua figlia Franca scomparve a diciott’anni il 26 giugno 1976 e di lei non si seppe più nulla fino a poco tempo fa, quando una donna che era sopravvissuta al campo di concentramento dell’ESMA le ha raccontato tutto: “Ho aspettato per un anno che mi parlasse - ha detto la scrittrice - perché non voleva ricordare, aveva visto cose terribili e voleva rimuovere tutto. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti altri vennero eliminati per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio caso non c’è alcuna speranza di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata buttata giù da un aereo, buttata a mare”.

A Vera Vigevani, che appartiene al movimento delle Madres de Plaza de Mayo fin dai primi mesi della sua fondazione, piace definirsi “una militante della memoria”, ciò che le ha permesso di continuare a vivere è stata la caparbietà nel raccontare la sua storia.

Vera ha più volte spiegato che, continuando a portare la sua testimonianza, lotta per la creazione di una memoria condivisa, affinché nessuno dimentichi e certe cose non si possano più ripetere.

Vera Vigevani libro Il silenzio infranto; il dramma dei desaparecidos italiani in Argentina di Vera Vigevani e Carla Tallone, Silvio Zamorani Editore, Torino 2005Nella prefazione Ernesto Sabato definisce il libro come un importante contributo al tentativo di far luce sul destino toccato a migliaia di cittadini, un libro che permette di avvicinarsi alla verità, un libro che testimonia quella militanza della memoria che è capace di spingere la sua lotta aldilà dei confini della Giustizia.

Le autrici partono dal presupposto che in questi anni si sia parlato, a riguardo dei tristi eventi accaduti in Argentina durante l’ultima dittatura militare, molto dei carnefici e pochissimo delle vittime. La raccolta di testimonianze dei loro familiari e dei sopravvissuti alla repressione è il tentativo di portare al di fuori della sofferenza personale dei protagonisti queste vicende e rendere così il ricordo un’arma di battaglia per il presente. Rendere quelle vite spezzate utili agli altri, insieme ai loro ideali, alle loro passioni, tentare di riscattarli come persone, per le loro vite.

Oltre alle testimonianze di familiari e desaparecidos italiani e italo-argentini vi sono quelle di sopravvissuti alle carceri, capaci di raccontare meglio di qualsiasi altro e di proporre un’analisi dell’accaduto che allora non si poteva fare. Molte delle loro intuizioni dell’epoca sulla società argentina si sono rivelate corrette e già questo costituisce parte dell’omaggio alla memoria dei desaparecidos.
Per quanto riguarda le ricostruzioni storiche hanno collaborato tre giornalisti italiani che lavorano da anni in Argentina: Livio Zanotti, Riccardo Benozzo e Maurizio Salvi.

Nella sezione “Ricordi e memorie” vi è il racconto di Enzo Giustizi, sacerdote italiano che collaborò con gli organismi di difesa dei Diritti Umani e che operò coraggiosamente per tentare di salvare molti prigionieri. La testimonianza di due giovani registi, Marco Bechis e Daniele Incalcaterra, che hanno tradotto sullo schermo le loro esperienze argentine di quegli anni. Bechis è un sopravvissuto alla repressione e l’altro ha seguito con una figlia di desaparecidos ed un gruppo di antropologi le indagini per rintracciare i corpi sepolti come NN e la loro successiva identificazione, analizzando la necessità umana di chiudere una storia di vita con una tomba ed un lutto.

Per quanto riguarda l’operato della diplomazia italiana dell’epoca viene intervistato Bernardino Osio, Primo Consigliere della nostra Ambasciata di Buenos Aires, che ebbe contatti diretti con alcuni familiari che cercavano parenti scomparsi e si adoperò per rintracciarli. Si aggiunge il racconto di Filippo di Benedetto, dirigente sindacale italiano residente in Argentina, che lavorò a stretta relazione con il Console Calamai ed infine la riflessione dell’allenatore di pallavolo Julio Velasco che visse quel periodo e grazie ai suoi studi filosofici si lancia in una riflessione mirata a trarre dal passato gli insegnamenti utili per il presente.

27.04 a Carbonia: Non c’è pace senza giustizia

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 6:24 pm

VENERDI’ 27 APRILE ORE 10.00 presso L’Aula magna del Liceo Scientifico Amaldi di Carbonia  (prov. del Sulcis di Iglesias-Carbonia).
Un incontro di testimonianze, memoria e aggiornamento sui processi romani agli aguzzini della giunta militare golpista argentina (1976-1983) nell’ambito del progetto “Non c’è pace senza giustizia”   

Relatori:

VERA VIGEVANI JARACH

JORGE ITHURBURU

interviene PAOLO MACCIONI

modera LUCIA CAPUZZI 

VERA VIGEVANI è nata a Milano nel 1928 e dieci anni più tardi dovette emigrare in Argentina perché le leggi razziali le impedivano di andare a scuola e di avere una vita normale. In Argentina sposò Giorgio Jarach e lavorò fino alla pensione come giornalista all’ANSA di Buenos Aires.
Sua figlia Franca scomparve a diciott’anni il 26 giugno 1976 e di lei non si seppe più nulla fino a poco tempo fa, quando una donna sopravvissuta al campo di concentramento dell’ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada) le ha raccontato tutto: “Ho aspettato per un anno che mi parlasse - ha detto la scrittrice - perché non voleva ricordare, aveva visto cose terribili e voleva rimuovere tutto. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti altri vennero eliminati per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio caso non c’è alcuna speranza di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata buttata giù da un aereo, buttata a mare”.
A Vera Vigevani, che appartiene al movimento dele Madres de Plaza de Mayo fin dai primi mesi della sua fondazione, piace definirsi “una militante della memoria”, ciò che le ha permesso di continuare a vivere è stata la caparbietà nel raccontare la sua storia. Vera ha più volte spiegato che, continuando a portare la sua testimonianza, lotta per la creazione di una memoria condivisa, affinché nessuno dimentichi e certe cose non si possano più ripetere.
Vigevani Il silenzio infranto.jpgCon Carla Tallone ha scritto “Il silenzio infranto” (Zamorani; pp.228; 18.00 €)
Nel libro ci sono alcune testimonianze appassionanti, come quella del giovane regista Marco Bechis autore del film come “Garage Olimpo” sulla repressione e “Hijos” sui figli dei desaparecidos. O l’altra di Julio Velasco, allenatore-filosofo di pallavolo in Italia che inArgentina e’ stato vittima della dittatura. “Se non c’e’ giustizia nei paesi dove si sono commessi i delitti - dicono le autrici nella prefazione - devono essere i tribunali nelle altre parti del mondo ad accusarli e, sepossibile, ad arrestarli e giudicarli”. L’Italia l’ha fatto, la Sardegna pure, visto che è stata parte civile in alcuni dei processi agli aguzzini.

 

 

Jorge Ithurburu.jpgJORGE ITHURBURU è nato a Las Heras, in Argentina, il 5 agosto 1959, vive in Italia dal 1980. Laureato in Scienze Politiche (con 110 e lode) a Milano, ha conseguito un Master in “Diritti Umani e Cooperazione Internazionale” presso l’Università di Roma Tre.
Si è opposto alla legislazione dell’impunità argentina, all’interno della Lega per i Diritti dei Popoli di Milano, insieme a Sandro Sessa, attraverso le azioni giudiziarie che hanno poi portato alla sentenza del 6 dicembre 2000. Ha collaborato con l’ANFIM (e Giulia Spizzichino) per ottenere l’estradizione di Erich Priebke, nazista rifugiatosi in Argentina.
Dal 1987 ha lavorato al Comune di Milano occupandosi dell’organizzazione dei Corsi l’Altro (sulle culture extra-europee) e di corsi sui Diritti Umani (per volontari e operatori del diritto). Poi è stato comandato presso la Commissione Diritti Umani della Presidenza del Consiglio dei Ministri e attualmente lavora all’Ufficio Relazioni Internazionali del Comune di Roma.
Jorge Ithurburu è stato anche interprete nei processi romani agli aguzzini della giunta militare golpista.

LUCIA CAPUZZI, giornalista di EPolis, ha svolto un Dottorato di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Urbino. Ha pubblicato numerosi articoli sulla storia dell’emigrazione italiana per riviste scientifiche, come “Élite e Storia” e “Archivio Storico dell’Emigrazione”, e un saggio in Donne e potere nel continente africano (L’Harmattan, 2004). Con Fulvio Venturino ha scritto un capitolo del volume Riforma elettorale e cambiamento partitico (FrancoAngeli, 2004). Attualmente è giornalista, e ha realizzato diversi reportage sugli italiani in Argentina. Ha curato il volume “La frontiera immaginata. Profilo politico e sociale dell’immigrazione italiana in Argentina nel secondo dopoguerra”.

PAOLO MACCIONI Cagliari, 1964 (seu deu = c’est moi), autore ed editorialista. Attualmente sto traducendo la raccolta di racconti “Los oficios terrestres” di Rodolfo Walsh, giornalista e scrittore argentino vittima della giunta militare golpista (è il desaparecido n. 26.001). Lo stesso Walsh è uno dei persoinaggi centrali di un testo di narrativa sui retaggi e le presenze delle figure letterarie degli anni della dittatura 1976-1983, ancora in corso d’opera, dal titolo provvisorio “Buenos Aires troppo tardi”. Sono senza dubbio il meno titolato dell’incontro, un ”bricoleur” delle questioni della dittatura in ‘Argentina, anche se sto approfondendo il tema già da tempo e ho divorato molta letteratura e saggistica argentina nell’ultimo decennio.
 

Comunicato dell’Associazione 2 agosto 1980

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 8:09 am

Ricevo e posto volentieri il comunicato dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980

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COMUNICATO STAMPA
 

Il 19 aprile nell’approfondimento del TG2 delle 20,30  è stata messa in onda un’intervista a terroristi pluriomicidi, i fascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro esecutori tra l’altro della strage di Bologna del 2 Agosto 1980 che causò 85 morti e 200 feriti.

Tutto questo a corollario del libro scritto, dal giornalista Andrea Colombo portavoce del Partito della Rifondazione Comunista.

In studio erano presenti, l’autore Andrea Colombo e i senatore Paolo Guzzanti ex presidente della già discussa Commissione  Mitrokhin.

A pochi giorni dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha condannato il terzo esecutore della strage alla Stazione di Bologna, il terrorista Luigi Ciavardini, tutto ciò appare strumentale e depistante.

È scandaloso che il servizio pubblico si presti a simili manovre per favorire i terroristi impedendo con tesi falsamente innocentiste un reale approfondimento dei fatti e facendo passare come vittime gli esecutori di quell’orrendo massacro.

I processi si fanno nei tribunali!

Sarebbe bene che il servizio pubblico smettesse di alimentare le polemiche contro i giudici, si documentasse sulle numerose sentenze avvenuti dall’88 ad oggi e smettesse di farsi paladino ancora una volta dei terroristi.

I terroristi Mambro e Fioravanti oltre agli 85 morti e i 200 feriti causati con l’attentato alla stazione di Bologna, hanno ucciso altre 12 persone e hanno sempre cercato di utilizzare al meglio la loro notorietà acquisita col sangue di vittime  innocenti.

È inutile lamentarsi sul fatto che a distanza di 27 anni non si sia ancora arrivati ai mandanti se anche il servizio pubblico contribuisce a creare disinformazione su ciò che di certo c’è: i nomi degli esecutori ,quello dei depistatori e gli appartenenti alla banda armata finalizzata alla strage.

Riteniamo che simili comportamenti debbano essere censurati in modo esemplare dalla Commissione di Vigilanza responsabile di un corretto svolgimento del servizio pubblico.

 

Il Presidente

Paolo Bolognesi 

 

PAZ & RUDY

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 11:32 am

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ALLA LUCE DI QUANTO ACCADUTO IN VIRGINIA, RACCOMANDIAMO ALLA POPOLAZIONE DI NON ANDARE ALL’UNIVERSITA’

(Rudy e Paz sul numero di oggi del quotidiano argentino Página12)

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