JOHN PILGER IN VENEZUELA

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 10:58 am

Copio da donchisciotte.org questo post ottimamente tradotto da Guglielmo Menichetti. Il navigato giornalista e documentarista anglo-australiano John Pilger scrive del Venezuela. Ma anziché copiare agenzie da una postazione di New York o Miami, come fanno i nostri velinari, Pilger -guarda un po’ che sfacciato- ce lo racconta proprio dal Venezuela!

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LA VECCHIA SQUADRACCIA DELL’IRAN-CONTRA FA DI TUTTO PER SCREDITARE CHAVEZ
di JOHN PILGER - The Guardian

«Ho fatto una passeggiata con Roberto Navarrete, all’interno dello Stadio Nazionale di Santiago, Cile. Sferzato dal vento freddo che soffiava dalle Ande, era deserto e lugubre. Mi diceva che molte cose non erano cambiate: la rete da pollaio, sedili spaccati, gli sgabuzzini da dove risuonavano le urla. Ci siamo fermati davanti ad un grande numero 28. “Ecco dove stavo, davanti al segnapunti. Ecco dove venivo portato per subire le torture.” .

Milioni di “trattenuti o scomparsi” sono stati imprigionati dentro lo stadio, nella scia del golpe –orchestrato dagli USA- del generale Augusto Pinochet, contro la democrazia di Salvador Allende, l’ 11/09/1973. La maggior parte degli abitanti dell’America Latina, gli “abandonados”, non ha mai dimenticato la lezione di storia e d’infamia tenutesi il primo “11/09″. Roberto dice: “Negli anni di Allende c’era la speranza che l’animo umano potesse trionfare”. “Ma in America Latina coloro che ritenevano di essere nati per governare hanno agito con tale brutalità nel difendere i loro diritti, le proprietà, la stretta sulla società da essersi avvicinati al fascismo vero e proprio. Persone ben vestite, le cui case traboccavano di cibo, manifestarono suonando pentole con tanto vigore, quasi fossero stati loro i bisognosi. Così accadde 36 anni fa in Cile. Così accade adesso in Venezuela. Chávez è come Allende, tutto ciò è così evocativo per me!”.
Nel girare il mio film, “La Guerra contro la Democrazia” (http://www.guardian.co.uk/video/page/0,,2150097,00.html), mi sono avvalso dell’aiuto di cileni come Roberto e la sua famiglia, di Sara de Witt, che coraggiosamente mi ha condotto alle camere di tortura di villa Grimaldi, alle quali è miracolosamente sopravvissuta. Assieme a tutti i sudamericani che hanno conosciuto delle tirannie, essi sono stati testimoni del modello e del significato della propaganda che adesso è nuovamente tesa a minare il tentativo di rianimare sia la democrazia che la libertà del continente.

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Quella disinformazione che aiutò la distruzione di Allende e la scalata di Pinochet e dei suoi orrori, ha agito allo stesso modo in Nicaragua, dove i Sandinisti hanno solamente avuto il coraggio di proporre alcune, modeste e populistiche riforme. In ambedue gli stati, la CIA ha dato fondi ai media che si opponevano ai riformatori, sebbene non ce ne fosse certo bisogno. In Nicaragua, il martirio artefatto della testata giornalistica “La Prensa” è diventato motivo di paura per i giornalisti liberal statunitensi di maggior peso, i quali dibatterono con decisione se uno stato di 3 milioni di persone stretto nella morsa dell’indigenza costituisse una minaccia per gli USA. Il governo di Ronald Reagan si trovò d’accordo e dichiarò lo stato d’emergenza per combattere i mostri all’uscio di casa. L’Inghilterra, il cui governo Thatcher “appoggiò totalmente” la politica USA, approvò come normale la censura per omissione. Esaminando più di 500 articoli riguardanti il Nicaragua nei primi anni ’80, lo storico Mark Curtis riscontrò una quasi universale cancellazione delle conquiste del governo sandinista, definendola “straordinaria sotto ogni punto di vista”, per supportare la bugia che ci fosse una “minaccia del comunismo arrembante”.
Colpiscono le somiglianze se si guarda alle campagne contro ai nascenti governi di democrazia popolare. La straordinaria virulenza con cui questi attacchi stanno avvenendo –per lo più contro il Venezuela di Chávez- danno l’impressione che qualcosa di eccezionale si stia muovendo; ed è davvero così. Per la prima volta nella loro storia milioni di poveri venezuelani sono visitati da un dottore, hanno i vaccini per i loro figli e possono bere acqua pulita. Nuove università si sono aperte ai poveri, rompendo la consuetudine che l’istruzione superiore venisse monopolizzata da una “classe media”, che nel caso di questo paese non è proprio “media”. Nel barrio [quartiere, borgata, ndt] La Linea, Beatrice Balazo mi ha detto che la generazione dei suoi figli è stata la prima a godere del tempo pieno a scuola. “La loro fiducia è sbocciata come un fiore” ha continuato. Una notte nel barrio La Vega in una stanza vuota, fatta eccezione per una lampada, ho visto Mavis Mendez, 94 anni, imparare a scrivere il proprio nome.
Più di 25 mila consigli comunali sono stati eletti, a scalzare le vecchie e corrotte burocrazie. Molti sono segno di vera democrazia dal basso. Vengono eletti dei portavoce, ma decisioni, idee e spese devono essere vagliate dall’assemblea comunitaria. Nelle città, prima guidate da oligarchi e dai mezzi di comunicazione loro asserviti, questa esplosione di potere di popolo ha rivoluzionato intere esistenze, come Beatrice ha descritto.
Tale nuova sicurezza delle “persone invisibili” venezuelane ha infiammato a tal punto gli abitanti dei sobborghi detti country club. Dietro alle loro mura ed i loro cani, mi ricordano i bianchi del Sud Africa. Infatti, sono loro che per lo più posseggono i media selvaggi del Venezuela, l’80% della radio e la telediffusione e quasi tutte le 118 testate giornalistiche sono private. Siamo arrivati al punto in cui una televisione in cerca di un titolo scandalistico ha definito Chávez una scimmia, in quanto di due “razze” diverse. Le copertine dipingono il presidente come Hitler o Stalin (il legame è che tutti e tre amavano i bambini). Tra i proprietari dell’etere che urlano più forte contro la censura, ci sono quelli i cui fondi sono controllati dal National Endowment for Democracy [Fondo Nazionale Sovvenzioni per la Democrazia, ndt.], che, se non la faccia, ha i modi della CIA. “Avevamo un’arma micidiale, i mezzi di comunicazione.” confessava uno dei capi del complotto del 2002. La stazione televisiva, RCTV, mai perseguita penalmente per aver supportato il tentato golpe, ha perduto solamente i diritti di trasmissione terrestre, ma continua tranquillamente la programmazione sul satellite e via cavo.
Come per il Nicaragua, il “trattamento” dell’RCTV, nel Regno Unito e negli USA è ormai un argomento celeberrimo, per chi è offeso dal comportamento audace e dalla popolarità di Chávez, che loro tutti etichettano come “ebbro di potere” e “tiranno”. Il fatto che è l’autentico prodotto di un risveglio popolare è taciuto. Anche il titolo di “socialista radicale”, normalmente usato come peggiorativo, ignora volontariamente la realtà che egli è un nazionalista ed un socialdemocratico, titolo che un tempo molti rappresentanti del partito Laburista inglese sarebbero stati fieri d’indossare.
A Washington, la vecchia squadraccia del caso Iran-Contra, tornata in auge con Bush, teme i ponti economici che Chávez sta lanciando nella regione, il fatto che stia utilizzando i proventi dell’industria petrolifera nazionale per spezzare la schiavitù dall’IMF. Il fatto che mantenga un’economia neoliberista, descritta dall’”American Banker” come “l’invidia del mondo bancario”, è raramente addotto come valida critica alle sue riforme limitate. Naturalmente oggigiorno, ogni vera riforma sarebbe vista come “esotica”. E le elite liberali sotto Bush e Blair mentre non riescono a difendere le loro principali libertà, vedono il concetto fondamentale di democrazia –che pensano essere la riserva di caccia privata dei liberal- prender campo in un continente, del quale una volta Richard Nixon disse che “alle persone non importa un cazzo ” ["people don’t give a shit" ndt.]. Comunque, per quanto essi si accaniscono contro l’uomo, Chávez, la loro arroganza non riesce ad accettare che il seme dell’idea di Rousseau della democrazia diretta si sia potuto impiantare tra le persone più povere del pianeta –ancora una volta-, che sono anche, come mi diceva Roberto tornando a casa “la speranza dello spirito umano.”
Titolo originale:”The old Iran-Contra death squad gang is desperate to discredit Chavez”
Fonte: http://www.johnpilger.com/
http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,,2150484,00.html
17.08.2007
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GUGLIELMO MENICHETTI

BURKINA FASOL LA SI DO

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 2:11 pm

ASSOCIAZIONE CULTURALE “AI BILOZZIU”
Via Gramsci, 8 – CAP 07016 Pattada (SS)
tel. 346.7919579  – 3201877748
 e-mail: ai.bilozziu@tiscali.it

L’Associazione Culturale Ai Bilozziu, su proposta di Lucrezia Satta
organizza la giornata musiculturale
“BURKINA FASOL LA SI DO”
raccolta fondi per il progetto Zorgho (Burkina Faso)

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Una giornata di musica e colori in piazza che si terrà l’8 Settembre 2007 a Pattada, con la partecipazione di musicisti, artisti, pittori, poeti e scrittori.
La manifestazione vuole coinvolgere il maggior numero di persone animate dalla voglia di esplorare altri modi possibili, perché un altro mondo è possibile.

La “Fondation Solidarité Pour Enfants” è un’organizzazione fondata nel 2001 da Aloys Kaboré, giovane burkinabè e nostro referente ufficiale che grazie alla sua professione di elettricista ed all’aiuto di diversi “benefattori” è riuscito a costruire delle strutture che offrono un rifugio (dormitori, refettori, cucine e bagni con tanto di energia elettrica e acqua corrente) e una formazione professionale agli orfani e ai bambini di strada, concretizzando così il sogno di assicurare una speranza e un futuro migliore al popolo burkinabè.
Nel paese di Koupela sono già attivi un laboratorio di meccanica, uno di elettrotecnica ed uno di cucito; il ricavato di questa raccolta fondi verrà destinato alla costruzione di un nuovo centro di accoglienza per bambini nel vicino paese di Zorgho.
Dopo aver avuto l’esperienza diretta di tali attività, della loro azione capillare nei due villaggi e in quelli adiacenti e aver conosciuto personalmente Aloys, abbiamo deciso di sostenere la sua associazione e le loro iniziative senza passare attraverso altri intermediari, confidando di poter contribuire direttamente, seppur consapevoli del “limitatamente”, inscindibile da qualsiasi piccola azione in uno dei Paesi più poveri del continente africano quale è il Burkina Faso, cercando di dare una mano con “un aiuto che aiuti quel popolo a fare a meno degli aiuti”, secondo il pensiero del loro grande rivoluzionario Thomas Sankara.

Noi abbiamo bisogno dell’aiuto che ci aiuti a superare la necessità di aiuti,
non quelli che servono alle imprese del nord del mondo e ai loro esperti,
i quali prendono stipendi tali che con uno solo di essi potrebbe costruirsi una scuola
.”
T. Sankara

La giornata, che immaginiamo colorata di parole musica e immagini, si articolerà in:
Conferenza informativa
Proiezione video
Pittura libera in piazza per realizzare dei pannelli decorativi che a fine serata verranno venduti al pubblico e il cui ricavato andrà a far parte della somma da devolvere in beneficenza. (materiale pittorico messo a disposizione dall’organizzazione)
Mostra fotografica  “Sguardi dalla periferia del mondo”
Pomeriggio e Serata musicale in piazza con i gruppi:
CORDAS ET CANNAS, PRIMO CHEF DEL COSMO,  VOLUME A UNO, FRIZZ/ANTI, STONE COLD CRAZY, BREAKIN DOWN, DISTILLAZIONE KLANDESTINA,  FUORI DAL FRIGO, SCUOLA DI CAPOEIRA KARIBE’, PERCUSSIONISTI SENEGALESI DI MOR SOW, MAURO FORTESCHI TRIO, DR. DREHER, giocoleria di strada DOLCE REMI’.

Per chi avesse desiderio di pernottare in paese, l’organizzazione mette a disposizione un’area di campeggio custodita e a pochi passi dalla piazza (campo sportivo Malchittu). Sarà possibile usufruire del servizio doccia con una esigua offerta.

Potete aiutare la raccolta fondi lasciando una piccola offerta nei punti di raccolta  “BURKINA FASOL LA SI DO” dislocati in vari locali e bar dell’Isola oppure con un versamento sul c/c postale n° 82642505 intestato a LUCREZIA SATTA con causale BURKINA FASO.
GRAZIE!
ESPLORARE ALTRI MODI POSSIBILI, PERCHÈ UN ALTRO MONDO È POSSIBILE.

BUENOS AIRES TROPPO TARDI cap.II

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 4:30 pm

Continuo col secondo capitolo a metter sul blog il romanzo in corso d’opera “Buenos Aires troppo tardi” che iniziava con una nevicata, omaggio a “L’Eternauta” di Héctor Gérman Oesterheld, sceneggiatore di fumetti desaparecido 30 anni fa. Ovviamente non si capisce molto dagli assaggi finora postati. Ma l’atmosfera, il piglio ecc. almeno quelli sì. Nella pagina successiva, c’è il primo capitolo. Il blog funziona così, come un libro sfogliato al contrario: i capitoli successivi all’inizio, quelli anteriori in fondo. Avanti siori, dite, criticate, bocciate, commentate: a quello serve il blog!

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Due scorci del quartiere di Bs.As. Recoleta  

2.

  Il sopralluogo della polizia nell’appartamento del cadavere non fu tempestivo come ci si aspettava. Né come sarebbe accaduto in altri tempi per altri uffici. E ciò benché il delitto si fosse consumato in un elegante palazzo del quartiere Recoleta, dove in genere la polizia non tarda ad arrivare.
La squadra però è efficiente: un ufficiale, un sottufficiale, un fotografo ed un uomo guantato, incaricato di raccogliere e imbustare reperti, oltre a due autisti ed un piantone al pianerottolo. Il magistrato ed il medico legale hanno già fatto il loro lavoro. Possono andare via. Poi tocca al poliziotto guantato ed al fotografo andar via, dietro preciso ordine del capo, l’ispettore Goyeneche. Che invece resta nell’appartamento con il suo sottoposto.
– Ispettore…
– Che c’è Grondona?
– C’è la stampa…
– Fuori dai coglioni la stampa!
– Ma… vorrebbero solo fare qualche domanda. Sono tre cronisti, uno della Nación, uno del Clarín, uno di Página12. Dobbiamo andare noi due, mica possiamo farli parlare col piantone!
– Bé parlaci tu, Grondona. Digli la prima cazzata che ti viene in mente –  ordinò perentorio l’ispettore Goyeneche, sicuro che Grondona avrebbe comunque obbedito.
 “Qualsiasi cosa venga in mente a Grondona – pensò – può essere soltanto una cazzata.”
Grondona uscì dal soggiorno e si recò nell’angusto spazio fra l’anticamera e il pianerottolo, affollato da cronisti con fotografi al seguito e due operatori televisivi. Il piantone cercava di domare tutti, incluse due vicine che facevano domande e commenti.
  “Mah! – pensò l’ispettore Goyeneche passandosi un dito perplesso sul sopracciglio –. Chissà chi poteva avere interesse ad uccidere il pensionato Osvaldo Saralegui. Professore di filo…, di filolo… eccetera a riposo. Non hanno rubato niente, non si sono neppure preoccupati di simulare una rapina.”
La voce di Grondona che riferiva cazzate ai giornalisti giungeva ovattata nel soggiorno, pur senza turbare la concentrazione dell’ispettore Goyeneche, che intanto continuava a ragionare:
“Bene! Mi sa che possiamo anche andarcene da qui. Non c’è più un cazzo da cercare. Tanto ormai…”
Grondona rientrò in soggiorno.
– Grondona, sono andati via?
– Sì, gli ho riferito meno di quel poco che sappiamo. Generalità della vittima, pochissimi indizi, nessun testimone, movente incerto.
– Bene così Grondona.
– Ispettore, continuiamo a cercare qualche traccia? Che so… numeri di telefono, biglietti da visita…
– Grondona, le cose importanti le hanno già prese e imbustate i colleghi. Piuttosto cerca nel mobile bar se c’è qualche bottiglia interessante.
  Grondona restò interdetto per qualche secondo. Poi obbedì. Aprì il mobile bar e tirò fuori una bottiglia di cognac, di una marca fra le preferite del suo capo, ed un bicchierino inappropriato.
– Grondona, ricorda: mai bere in servizio! – rammentò l’ispettore Goyeneche riempendosi il bicchierino fino all’orlo –. Bene, ora io stacco dal servizio per cinque minuti, giusto il tempo di assaggiare un goccio di questo Martell. Per questi cinque minuti, assumi tu il comando del nostro sopralluogo.
  L’ispettore Goyeneche mandò giù un goccetto di Martell, poi emise deboli schiocchi labiali d’approvazione.
– Dammi una sigaretta Grondona, che le ho finite.
Grondona trasse dalla tasca un pacchetto di Sublimes, lo aprì e lo porse al suo superiore.
– Ma fumi queste sigarette da finocchio, Grondona? Non ce l’hai una sigaretta in grazia di Dio, col tabacco scuro e senza il filtro? No, eh? Vabbe’, mi adatto, fammi accendere.
  Mandò giù un altro goccetto di Martell ed emise altri schiocchi labiali d’approvazione, poi scrutò il bicchierino come avesse voluto leggerne il fondo nella trasparenza ambrata.
– Grondona, tu sei un poliziotto disciplinato e scrupoloso, ma come mozo sei un ignoramus completo. Ti pare questo il bicchiere ove servire un cognac?
– Ispettore, le suggerirei di affrettarsi a finirlo, il suo cognac. Potrebbe entrare il piantone, magari spalanca la porta e chissà, un giornalista alle sue spalle potrebbe sorprenderla col bicchiere in mano. Non farebbe una bella figura.
– Grondona, ma queste cazzate ti vengono così… spontanee, o le fai sedimentare nel cervello prima di pronunciarle? E poi, non hai detto che i giornalisti sono andati via?
– Ispettore, finisca il suo cognac. Non dimentichi che in questo intervallo il comando del sopralluogo ce l’ho io. Me l’ha delegato lei!
– Grondona, spero che un giorno mostrerai la tua riconoscenza per la fiducia che ripongo in te. Se ti faccio assaporare qualche minuto di comando, è perché voglio che cominci ad abituartici, perché sono sicuro che prima o poi lo promuoveranno un tipo come te.
– Ci può giurare Ispettore. La ripagherò della considerazione che mi tributa.
  L’ispettore Goyeneche, flettendo la testa all’indietro, mandò giù l’ultimo sorso di cognac. Emise un rauco suono d’approvazione, poi ingiunse:
– Bene, sono passati i cinque minuti. Andiamo via, Grondona! Uscendo, raccomanda attenzione al piantone, ché non si sa mai… ci mandano questi ragazzini inesperti! – commentò spegnendo la Sublime in un portacenere di cristallo.

Intanto Macedonio, a passeggio senza meta precisa dall’altra parte della città, guardava senza attenzione insegne e cartelloni pubblicitari. L’aggiunta della striscia bianca con la scritta «Segunda función domingo 15 marzo», messa di traverso sui cartelli pubblicitari del concerto di Eros Ramazzotti, dava la misura che il tempo passava, che l’universo già registrava ed aggiornava un cambiamento».

Assessori o fenicotteri? …meglio i secondi!

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 10:25 am

fenicotteri030 www.giuliaottonello.it.jpg da www.giuliaottonello.it

Molti - anche non sardi - sapranno che le aree umide intorno a Cagliari pullulano di fenicotteri. “Is mangonis”, come si dice da queste parti, o anche “sa genti arrùbia” = “il popolo rosso” (o rosa), che qualcuno oggi vorrebbe sfrattare o spostare un po’ più in là, per la nobile motivazione che “i fenicotteri non hanno mai portato un euro nelle casse del Comune”. Ne parlano in questi giorni tutti i quotidiani e notiziari sardi.
Ecco cosa dice l’assessore comunale al Patrimonio, Gianni Chessa (ancora Udc o non più?), “disposto a sacrificare una fetta delle Saline per fare spazio a una catena di centri ricettivo-alberghieri” (come scrive Matteo Bordiga): «So bene che con queste proposte mi attiro le antipatie degli ambientalisti. Ma gli ambientalisti, alla fine, cosa producono? Si siedono su un prato, mangiano un panino e se ne vanno. E i posti di lavoro per i sardi disoccupati? E i progetti per una Cagliari più affascinante e attraente? Non pretendo che l’idea delle strutture ricettive a ridosso delle Saline venga accolta da tutti con un’ovazione: non sono portatore di nessuna verità rivelata», conclude l’assessore, «ma auspico semplicemente che se ne discuta. Con coraggio e con determinazione, una volta tanto, perché in tanti la pensano come me ma stanno zitti».
Leggi al proposito “Una fetta di saline per l’assessore. Fenicottero, fatti più in là C’è qualche albergo da sistemare” di Matteo Bordiga su L’Altra Voce http://www.altravoce.net/2007/07/31/saline.html

fenic_060429_003b Fonte Sarda.jpg da www.fontesarda.it

Leggi pure “Città del sole oppure colpo di sole? «Meglio non sottovalutare le idee del centrodestra sul Poetto»” di Ninni Depau, consigliere de L’Ulivo al Comune di Cagliari su http://www.altravoce.net/2007/07/31/fenicotteri.html

vedi pure: “L’assessore di lotta e di governo che vuole sfrattare i fenicotteri” di Claudio Cugusi, consigliere comunale di Cagliari con il Prc - Sinistra europea, su http://www.claudiocugusi.it/pagine/articoli_dettaglio.asp?ID=2624

vedi pure il “COMUNICATO STAMPA in risposta alle dichiarazioni a mezzo stampa dell’assessore al Patrimonio, sig. Gianni Chessa” su http://nuke.alessandroserra.it/ …Serra è presidente del gruppo consiliare di AN e giudica l’idea di Chessa “aberrante”

…Insomma la consapevolezza che le parole di Gianni Chessa siano fuori dalla umana ragionevolezza non ha colore politico, per fortuna!

…a proposito del fatto che Gianni Chessa non sia isolato, come allarma Ninni Depau, e che le sue aberrazioni siano condivise da altri, chi vuole può leggere cliccando qui sotto su Comments il racconto “Un’indagine stagnante”, che fu il mio contributo all’antologia collettiva Nerocagliari, fortunato volume uscito in primavera… http://www.circolodeilettori.it/modules.php?name=News&file=article&sid=84 

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