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Piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Nessun colpevole. (link articolo su Pressante)

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PIAZZA FONTANA
LA STRAGE IMPUNITA
DA 38 ANNI

Ho interpellato il giornalista argentino Gabriel Martin, dell’Equipo de Investigaciones Rodolfo Walsh

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si può leggere l’intervista su:
http://www.altravoce.net/2007/12/10/presidenti.html
Con Gabriel Martin si parla del fenomeno del kirchnerismo, delle luci e delle ombre della coppia presidenziale (Néstor Kirchner, cui è succeduta la moglie Cristina Fernández de Kirchner, insediatasi ieri 10 dicembre) e dell’Argentina d’oggi in generale.

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Los “Pingüinos patagónicos”, ovvero Néstor e Cristina Kirchner

Link Equipo de Investigaciones Rodolfo Walsh, l’agenzia fondata da Gabriel Martin:
http://www.rodolfowalsh.org/

 

ARGENTINA. TRENTENNALE DEL SEQUESTRO ALLA IGLESIA DE SANTA CRUZ DI BUENOS AIRES 

8 dicembre 1977 – 8 dicembre 2007

 “un terrorista non è solo colui che tira una bomba o possiede una pistola,
 ma anche colui che diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale
”.
(Jorge Rafael Videla, dittatore argentino)
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In una piazzola nel quartiere Villa Luro, in una zona di Buenos Aires fuori dagli itinerari dei caffè e dei siti letterari, c’è una targa: “Hermana Alice Domon y Hermana Léonie Duquet”. Nel 2000 la Legislatura della Città di Buenos Aires ha intitolato loro questa piazzola.
Alice Domon e Léonie Duquet: due suore francesi che facevano parte della congregazione delle Missioni Straniere. L’8 dicembre 1977 Alice ed altre otto persone furono sequestrate da un commando di patotas mentre stavano uscendo dalla chiesa di Santa Cruz, dove avevano preso a riunirsi le Madri dei desaparecidos, quando la loro associazione era ancora agli albori. Nelle ore successive vengono sequestrate anche Léonie ed altri due familiari di desaparecidos, per un totale di dodici persone. Dodici dei trentamila esseri umani fatti scomparire dalla dittatura argentina 1976-1983 capeggiata dal triumvirato di alti ufficiali Videla, Massera (tessera P2 n. 478) e Agosti.
Léonie Duquet era arrivata a Buenos Aires nel 1949, Alice Domon solo nel 1966. Léonie insegnava catechesi nel collegio Sacro Cuore di Morón, ma prima aveva viaggiato all’interno del Paese prestando la sua opera presso comunità indigene e di campesinos. Alice invece faceva lavoro sociale con gli abitanti delle villas miserias, quelle che noi chiamiamo bidonville. Nel 1971 si stabilì a Corrientes per dare il suo aiuto nella formazione delle Leghe Agrarie: organizzavano i piccoli produttori di cotone. Non appena i militari prendono il potere, ecco che i suoi amici e conoscenti cominciano a scomparire. Così la religiosa si reca a Buenos Aires per reclamare la loro scomparsa e si imbatte nelle Madri di Plaza de Mayo. A Morón, dove si stabilisce, conosce Léonie, che così inizia a legarsi pure lei al movimento dei diritti umani che allora stava cominciando a formarsi.
La Duquet fu vista per l’ultima volta insieme alla Domon nel centro clandestino di detenzione e tortura dell’Escuela de Mecánica de la Armada, la famigerata Esma. Una sopravvissuta della Esma, Graciela Daleo, ricorda quando arrivarono alla Esma. “Eravamo rinchiusi, ma ci accorgemmo dell’arrivo di altri, sentimmo il rumore delle catene”. Due giorni dopo, mentre lavava i piatti, Graciela Daleo conobbe una signora anziana, stava seduta e incappucciata ed aveva segni di tortura. In seguito seppe che era Léonie. Tutte loro, le suore e le altre, erano state caricate su uno dei famigerati voli della morte… Ora si sa con certezza a cosa si riferivano i militari quando parlavano delle “suore volanti…”

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