Bach era di Ovodda!

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 12:43 pm

jsbach-reuters.jpgGrazie a sofisticate simulazioni di computer-grafica, è stato ricostruito al computer, sulla base del teschio riesumato, il volto del grande compositore tedesco Johann Sebastian Bach.
Dai tratti somatici è chiaro come Bach discenda da progenitori sardi, più precisamente di Ovodda: si riconosce un volto da allevatore del paese barbaricino. “Vacca” il cognome originario, diffuso a Ovodda, che per betacismo diventa “Bacca” (come bentu da ventu, bentana da ventana, ecc.), da cui infine Bach.
Il nonno del grande compositore, suo omonimo, si chiamava Jubanne Bustianu Vacca: emigrò in Germania come nei secoli successivi fecero tanti conterranei.
E così dopo Juán Domingo Perón, i cui ascendenti si collocano a Mamoiada (NU), e Cristoforo Colombo (né Genova, né Barcellona, bensì Sanluri, nel Medio Campidano) ecco un altra figura celebre del passato dalle discendenze sarde.
Mamoiada, Sanluri, Ovodda hanno già dato. Cosa aspettano gli altri comuni a ricostruire discendenze?
Com’è che per Walter Matthau, Gioacchino Marat, i tanti birrifici Bräu di Germania, Francisco Goya, Henri Matisse (slittamento vocalico di Matessi, cioè “lo stesso”, quindi lui, ergo sardo) e tanti altri grandi, nessun comune sardo si è ancora fatto avanti per rivendicarne i natali?

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/volto-bach/1.html

SLAM POETRY

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 8:13 pm

1° POETRY SLAM -libera la poesia
Martedì 26 febbraio e martedì 4 marzo - ore 18,30
Miele Amaro il Circolo dei Lettori
Vedi ELENCO DEI PARTECIPANTI su http://www.circolodeilettori.it
DIRETTA WEB DALLE 19.00 SU:
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poetryslam21.JPG
libera la poesia

26 febbraio
4 marzo 2008 ore 18,30
Manàmanà –piazza Savoia – Cagliari
Il Poetry Slam è una gara di poesia in cui diversi poeti leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque persone del pubblico, sotto la direzione del Master of Cerimony (che sarei io).
Lo slam è un modo nuovo e coinvolgente di proporre la poesia, che diventa libera e democratica, e arriva diretta al pubblico che partecipa all’incontro.

Le regole in breve:
poesie inedite per una durata non superiore ai 3 minuti.
Non sono ammessi accompagnamenti che esulino dalla pura voce, niente musica e niente oggetti.
Penalità per chi supera i 3min10sec.
La giuria è formata da 5 persone sorteggiate fra il pubblico e decreterà il vincitore: ogni giudice esprimerà voti da 0/10, il voto più alto e quello più basso vengono eliminati.
La gara si svilupperà in 3 manches: dalla somma dei voti delle prime due i tre finalisti.
I sopravvissuti si giocheranno la vittoria. Al vincitore andrà un premio in libri e gli onori di rito

Come partecipare:
Partono le selezioni dei poeti che si esibiranno allo slam. Le candidature sono aperte fino all’11 febbraio; è sufficiente mandare una poesia con nome e numero telefono a: slam@circolodeilettori.it. Solo i selezionati potranno salire sul palco (si consiglia loro di portare 4 poesie minimo). Tutti gli altri potranno comunque assistere allo slam che richiede la partecipazione del pubblico, ed eventualmente far parte della giuria.

a cura di Miele Amaro il Circolo dei Lettori

DATA DELLA FINALE DA DEFINIRE

L’altro, lo stesso

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 6:16 pm

Una vicenda che mi ricorda il titolo della raccolta di Poesie di Borges dal titolo “El otro, el mismo”.
Nessuna crisi d’identità, ma l’esigenza di definirla.
Leggo: “Stasera a Quartu Paolo Maccioni presenta il suo libro “I segreti del presidente”.
Non sono io.
Vorrei sapere se anche al mio omonimo succede di essere confuso con me: guarda caso scrivo pure io. Le omonimie non sono rare, ma due con lo stesso nome che scrivono entrambi sì che è raro e genera confusione. Diciamo che io sono Paolo Maccioni 1964. L’autore dei Segreti del Presidente è Paolo Maccioni 1932.
Ecco un punto debole dei motori di ricerca: non distinguono fra gli omonimi. Facendo una ricerca su un sito di libri e autori, tipo ibs, escono i miei e suoi libri insieme.
maccioni-laltro.jpg
Questo signore elegante è il mio omonimo mentre ritira il premio di Spoleto, Associazione Amici dell’Umbria - Agostino Pensa - Concorso letterario internazionale “Premio Clitumno”

conferenza-stampa-mcn-p1012242.JPG
Questo di profilo invece sono io, che non ho ritirato nessun premio mai (notare come la mia ombra sulla parete assume le sembianze di Nino Nonnis). Non ricordo dove fossimo, ma dalle nostre facce sembrerebbe una circostanza noiosa…

Una volta segnalai all’Unione Sarda l’equivoco: era stato recensito (e pure bene) un libro del mio omonimo attribuito a me.
Nel 1996 Paolo Maccioni del ‘32 aveva 64 anni, e Paolo Maccioni del ‘64 ne aveva 32. Ma questo vale per chiunque non solo per gli omonimi…

Accadde a Shreveport, Louisiana, Usa

diario dei pensieri sparsi — paolo @ 6:02 pm

angela-garbarino.jpgQuesta signora nella foto è la quarantaduenne Angela Garbarino di Mooringsport (Louisiana). La foto è stata fornita dal suo avvocato Ron Miciotto. Fermata e ammanettata dalla polizia. E’ accaduto a Shreveport in Louisiana (Stati Uniti) il 17 novembre ma solo ieri l’emittente ABC ha ottenuto le riprese della telecamera della polizia. L’agente coinvolto nella vicenda è stato rimosso, ma ora si oppone al licenziamento. Rimosso, ma non incriminato, né indagato.
Dice che la signora Garbarino “è caduta”.
Nel video si sente la Garbarino chiedere di fare una telefonata. “Ho il diritto di chiamare qualcuno qui e ora e so di averne diritto” grida.
L’agente Wiley Willis al contrario comincia ad ammanettarla. Lei si divincola, lui la tira vigorosamente indietro per i polsi, lei colpisce la parete e cade a terra. Willis la spinge sulla sedia per tre volte consecutive, lei cerca di rialzarsi ripetutamente e, sempre più affranta, urla: “Stai lontano da me!”. Alla fine Willis le mette una mano sopra e le chiede “Mi capisci?”
e lei “Sì, capisco.”
Quindi Willis cammina verso la telecamera e la spegne.
Le immagini successive mostrano la signora Garbarino a terra in una pozza del suo stesso sangue.
“E’ caduta.”
E’ caduta sbattendo.
E’ sbattuta cadendo.
La conosciamo. E’ la classica scusa dei romanzi e dei film polizieschi, quando si vuole coprire le cause di lesioni che somigliano molto a quelle causate da percosse.
Difficile che uno si presenti come nella foto dopo aver sbattuto cadendo…
Un blogger americano scrive: “Se era ubriaca, allora approvo il poliziotto. Magari tutti questi messicani che guidano ubriachi se ne staranno nel loro paese adesso.”
Uno gli ha segnalato “Dov’è nel video che si dice sia Messicana o Ispanica? Guarda che Garbarino è un cognome italiano”
Non so chi dei due sia più decerebrato… come se non fosse un essere umano costei, di qualunque discendenza sia e di qualunque reato si sia macchiata è un essere umano, cui spetterebbe una giustizia non amministrata da un poliziotto brutale.
Un altro nel blog aggiunge: “Non me ne frega se messicana ispanica o italiana, l’America è per gli Americani”.
…Acc! non c’è limite all’idiozia!
Ma per fortuna qualcun altro gli ha risposto, quotandolo: “l’America è per gli Americani… Quindi sei un Nativo Americano?”
E un altro ha aggiunto: “l’America è per gli Americani… Beh, a meno che il tuo nome sia Cervo-che-corre, vai a quel paese!”

Qui il video della ABC

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