Continua la serie di articoli della stampa estera sull’Italia e il suo premier. Dopo quello del Financial Times, traduco quello apparso domenica 29 giugno su The Observer (edizione domenicale di The Guardian), ancora una volta sulla stampa anglosassone. Anglosassone è lo stesso aggettivo che usa Gianni Riotta per definire il suo modo di fare giornalismo, anche se a me le due accezioni non paiono coincidere molto.

Leggi qui l’originale (Berlusconi is back and more brash than ever)


Berlusconi è tornato, più sfacciato che mai

L’abbronzato leader italiano è accusato di perseguitare i nomadi e di sottrarsi alle accuse di corruzione assegnandosi l’immunità dalle inchieste. Tuttavia trova il tempo di sollecitare parti per le sue attrici favorite. Ed Vulliamy da Roma.

Sfrontato, sfacciato, abbronzato e arioso, Silvio Berlusconi ha ricordato all’Italia e al mondo che è tornato per vendicarsi e per fare ciò che i suoi detrattori dicono sappia fare meglio: governare il bel paese secondo i suoi interessi.
Mentre esponenti ebrei e cattolici affermano che un clima di ostilità verso gli immigrati e la norma di rilevare le impronte ai bambini Rom ricorda i giorni bui del fascismo, Berlusconi è stato beccato al telefono con i vertici della televisione di stato per assicurare che le sue “fanciulle” – come chiama le sue attrici e ballerine preferite, ed una in particolare che lo assilla – avessero i ruoli richiesti nelle soap televisive. “Sono tutte Marilyn Monroe” garantiva ad un produttore.
Mentre la gente che lo ha eletto ad aprile continua ad indicare come priorità i salari, le tasse e le pensioni, Berlusconi sta usando il suo mandato per lanciarsi nell’offensiva finale della sua battaglia più lunga e accorata: la lotta contro la magistratura. “Alcuni di loro mi vorrebbero vedere così” ha irriso in un discorso al teatro Renzo Piano di Roma, mimando se stesso in manette e definendo i pubblici ministeri “metastasi della nostra democrazia”.
Provocazioni di questo tipo fanno parte del modo di fare di Berlusconi. Fra i sostenitori dell’opposizione e sui media gli eventi dei giorni scorsi hanno suggerito amari accostamenti ad un film di due anni fa, Il Caimano, nel quale Nanni Moretti interpreta un Berlusconi romanzato condannato al carcere, che ciò nonostante va via libero dal tribunale mentre la folla lancia oggetti ed una molotov ai giudici.
L’esecutivo del Berlusconi vero ha deciso venerdì di rendere la carica di Primo Ministro – ed altri alti vertici dello stato- immuni dall’inchiesta giudiziaria ponendo Berlusconi in conflitto con la magistratura per evitare di essere processato e condannato per corruzione.
Un’altra legge propone di sospendere per un anno i processi relativi ad una gamma di reati finanziari commessi prima del giugno del 2002, e che potrebbe far naufragare un caso di corruzione contro Berlusconi risalente a quel periodo.
Frattanto il governo Berlusconi va avanti con regolamentazioni draconiane sui molti strumenti investigativi dei magistrati, intercettazioni e e fughe di intercettazioni alla stampa.
Il 18 giugno il Senato ha approvato lo stop all’uso delle intercettazioni telefoniche con condanne al carcere per i giornalisti che ne pubblicano il contenuto. Manovra che è stata clamorosamente sottominata quando il settimanale L’Espresso la scorsa settimana ha pubblicato una pagina davvero comica di intercettazioni in cui non solo Berlusconi ma pure alcuni dei suoi consiglieri più vicini e anche leader dell’opposizione pare facessero pressioni su dirigenti della tv di stato per procurare parti alle loro attrici.
I magistrati che indagano per corruzione un dirigente della rete televisiva di stato Rai hanno scoperto una tempesta di telefonate da parte di politici di tutti i colori indaffarati con attrici – persino quelle che saltano da un programma primetime all’altro, uno stile distintivo inaugurato da Berlusconi – che cercavano di procacciare loro ruoli sullo schermo.
Lo stesso intervento di Berlusconi, risalente a quando era leader dell’opposizione, è accorato. Il premier italiano è registrato mentre cerca una parte per la avvenente bionda Antonella Troise, della quale dice al dirigente Rai: «quella pazza si è messa in testa che io la odio, che io ho bloccato la sua carriera artistica. Perciò fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa».
Al telefono con un produttore televisivo di nome Guido De Angelis, Berlusconi dice: «Senti, per le fanciulle mie, ti ringrazio, le avete convocate, credo, tutte quelle che vi ho dato? Vogliono fare le dive? Sono tutte Marilyn Monroe!». «Mata Hari» piuttosto, replica il produttore. «Guido, tu proponi Madre Teresa di Calcutta, vedi che si tirano indietro».
Non è solo Berlusconi ad essere coinvolto. Il suo consigliere Gianni Letta voleva una parte per una signora in una serie chiamata “Un posto al sole”. Il suo alleato di una vita Fedele Confalonieri è stato al telefono con la RAI, così come il leader del centro sinistra Francesco Rutelli (sconfitto alle recenti elezioni comunali di Roma da un candidato neofascista) che cerca di rimediare una parte per una sua conoscenza di nome Maria Scicolone (la sorella della stessa Loren, ndt) in una serie sulla famiglia di Sophia Loren.
Anziché rabbrividire per l’assurdità degli scambi e la trama delle influenze che sembrano rivelare, Berlusconi ed il suo governo hanno virato puntando verso la magistratura e la sua manipolazione delle intercettazioni ed i media per “propositi politici” richiedendo cambiamenti sulla legge che regola le intercettazioni come materia di “estrema urgenza”. Così le stelline ed i loro ruoli putativi sono diventati un’altra cause célèbre per Berlusconi mentre lui procede contro i suoi nemici sul piano legale.
Le ragioni dell’animosità di Berlusconi sono molte, ma la più urgente è che egli è attualmente accusato di corruzione insieme a David Mills, ex marito del ministro britannico per le Olimpiadi (Londra 2012, ndt) Tessa Jowell, poiché avrebbe pagato a Mills una mazzetta di 600.000 dollari perché testimoniasse il falso in suo favore. Sin dal 1981 Mills, legale societario, ha fondato una rete offshore di compagnie per conto e sotto l’ombrello della azienda berlusconiana Fininvest. Entrambi negano tutte le accuse.
I magistrati di Milano affermano di essere pressoché alla conclusione della raccolta delle deposizioni testimoniali e potrebbero emettere un verdetto prima della pausa estiva (benché un altro caso di riciclaggio di denaro contro Berlusconi e Mills si sta arenando, ancora una volta in virtù dell’istituto della prescrizione).
Così la battaglia iniziata sul serio dall’ingresso in politica di Berlusconi nel 1993 continua. Allora in Italia si era al termine di uno straordinario periodo durante il quale un’intera classe politica divenne l’oggetto di un’indagine giudiziaria nota come Mani Pulite. Gli inquirenti erano sul punto di arrivare alla rete dei media e dell’impero di affari Fininvest e alle loro connessioni con alti vertici politici. Quindi, con una mossa che ha trasformato la politica del paese, Berlusconi formò il suo partito Forza Italia e riempì il vuoto di potere vincendo le elezioni del 1994.
Il maggiore esponente di Mani Pulite, il magistrato Antonio Di Pietro ha detto venerdì “non si tratta del premier che viene messo alla berlina da un settimanale, ma del comportamento di un proprietario di televisioni che è anche Primo Ministro ed interviene per chiedere favori. Se non è conflitto di interessi questo, non so cosa lo sia”.
Quanto al pacchetto immunità, Di Pietro ha invocato una raccolta di firme nelle strade e nelle piazze per un referendum sulla proposta di legge, con la speranza di abrogarla mediante plebiscito. “Berlusconi può essere scaltro, ma io non sono fesso” ha detto. Frattanto il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha condannato la sospensione dei procedimenti come “una amnistia occulta”.
Ma gli italiani che hanno eletto Berlusconi non condividono la sua preoccupazione sulla magistratura. Recenti sondaggi mostrano che le preoccupazioni sono le solite: salari e pensioni, e solo un 3,4% è interessato alla magistratura. Le sue politiche anti-immigrazione sono popolari, con larghe maggioranze favorevoli alla demolizione dei campi nomadi intorno a Roma ed altre città.
Tuttavia, il nuovo clima e la proposta di rilevare le impronte digitali dei bambini Rom ha procurato la condanna da parte della Caritas, dell’Unicef e di Amos Luzzato, già presidente dell’Unione comunità ebraiche italiane, che ha affermato che una tale norma gli ricorda «i giorni in cui non potevo andare a scuola e la gente mi indicava dicendo: “Guarda mamma, un ebreo”. Questo è un paese che ha perso la sua memoria.»
Ma la sensibilità delle popolazioni migranti in Italia è l’ultimo problema nella testa di Berlusconi.

traduco l’editoriale non firmato dal titolo “Oh no, not again” apparso sul Financial Times di ieri, 25 giugno. Leggi qui l’originale.

Oh no, ancora!
Silvio Berlusconi è al potere in Italia da quasi 50 giorni. Vedere il suo nuovo governo in azione è un po’ come sedersi a guardare ancora una volta un vecchio brutto film. Quando il leader di Forza Italia  governò l’Italia dal 2001 al 2006, investì troppo tempo a legiferare per proteggere se stesso dalle inchieste e troppo poco per riformare la stagnante economia italiana. Ovviamente è troppo presto per esprimere giudizi netti. Ma l’ultima uscita di Berlusconi al governo ha già i tratti di un nuovo show dell’orrore.
Ancora una volta il 71enne premier investe molta della sua energia politica a legiferare per proteggersi dagli inquirenti italiani. Vuole passare una legge che sospenderebbe per un anno la maggior parte di casi giudiziari i cui reati comportano più di dieci anni di condanna. Se questa legge passasse farebbe naufragare un processo fissato per il prossimo mese nel quale Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato britannico David Mills. L’opposizione – non c’è bisogno di dirlo – l’ha ribattezzata “legge salva premier”.
Berlusconi non si ferma qui. Sta anche cercando di introdurre una legge che darebbe immunità dalle inchieste giudiziarie alle più alte cariche dello Stato, incluso lui stesso. Una legge siffatta sarebbe impensabile nella maggior parte dei paesi occidentali ed era stata ritenuta incostituzionale dalla Corte Costituzionale italiana l’ultima volta che Berlusconi cercò di introdurla nel 2004. Ora che Berlusconi è tornato al governo ci riprova.
Tutto ciò sarebbe di modesto interesse se Berlusconi spendesse la stessa energia per riformare la stagnante economia italiana. Ma pure su questo fronte i timori crescono. L’ultima volta che era al potere, uno dei peggiori errori fu di lasciare che il deficit e il livelli del debito uscissero fuori controllo. Ci si domanda se stiamo per assistere allo stesso scenario.
Il governo Berlusconi la scorsa settimana ha introdotto un piano finanziario che vedrà crescere il rapporto deficit pubblico/pil dall’1.9% del 2007 al 2,5% nel 2008. Un aumento che potrebbe essere giustificato dalla scarsa crescita economica, ma ancora non si vedono segnali che questo governo voglia mantenere una stretta sulla spesa pubblica.
Per il bene dell’Italia le cose devono migliorare da qui. Il paese ha uno dei tassi di crescita più lenti dell’eurozona. Ha bisogno di un’azione di governo seria e responsabile per far ripartire l’economia. Mercoledì scorso Berlusconi ha detto che i pm italiani l’hanno sottoposto ad un interminabile “calvario”. Ma l’unico calvario di questa vicenda è quello patito dall’Italia, che necessita di un drastico cambiamento del suo destino politico ed economico.
Copyright The Financial Times Limited 2008

Due famose cellule metastatiche del passato. Nella foto a destra si nota come complottano per distruggere l’organismo. Ma furono debellate: è storia.

Altri pensieri quotidiani:

«Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine.»
Primo Levi

“Ai tempi del fascismo non sapevo di vivere ai tempi del fascismo”
Hans Magnus Enzesberger

«Noi ebrei sappiamo bene cosa significhi essere perseguitati, demonizzati, sterminati. Per questo, da ebreo italiano e da cittadino democratico, non posso che guardare con orrore e preoccupazione alla campagna d’odio verso i Rom».
Amos Luzzatto, già presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

…e in libreria. Una libreria dove c’è sicuramente è Fahrenheit 451 in via Basilicata 57 a Cagliari. Nell’ultimo numero della rivista anche un mio articolo: l’intervista al giornalista argentino Gabriel Martin sui rapporti fra Rodolfo Walsh e il movimento Montoneros.

per info consulta il sito della casa editrice cuec