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	<title>Comments on: La leggenda di Robin Hood</title>
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	<description>il blog di paolo maccioni</description>
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		<title>By: Paolo</title>
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		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 15:02:24 +0000</pubDate>
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		<description>Oggi 20 luglio 2008, Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera nell&#039;editoriale di prima pagina ribadisce le stesse cose. 
http://www.corriere.it/editoriali/08_luglio_20/editoriale_robin_tax_giavazzi_41b200fc-562a-11dd-a206-00144f02aabc.shtml

LA MANOVRA ECONOMICA
Robin Hood alla rovescia

di Francesco Giavazzi

Giovedì scorso in Parlamento il ministro dell&#039;Economia ha descritto con tinte particolarmente fosche i mesi che ci attendono. Ma quando è venuto al dunque dei provvedimenti per fronteggiare la crisi, non ha potuto citare altro che la Robin tax, un&#039;imposta che potrebbe finire per essere pagata dai consumatori tramite aumenti di prezzi, e il cui gettito comunque sarà usato solo in piccola parte (meno del 10% quest&#039;anno) per «togliere ai ricchi e dare ai poveri». Inoltre dal prossimo anno la nuova imposta non servirà semplicemente a rimpiazzare l&#039;Ici: contribuirà ad aumentare la pressione fiscale complessiva che nel 2010 (dati del Dpef) tornerà al 43,2%, il massimo storico cui l&#039;aveva lasciata il governo Prodi (più sceriffo di Nottingham che Robin Hood). Le difficoltà che ci attendono non dipendono dalla finanza e dalla speculazione ma semplicemente da un aumento straordinario del prezzo di gas, petrolio e alcuni beni agricoli. Il problema è come attenuare l&#039;effetto di questi aumenti sul potere d&#039;acquisto delle famiglie, in una situazione in cui da 15 anni il reddito reale medio non cresce, il che significa che una famiglia su due è oggi più povera di quanto non fosse allora.

Nell&#039;introdurre la Robin tax il governo ha scritto: «L&#039;Autorità per l&#039;energia vigilerà onde impedire che l&#039;onere della tassa sia traslato sui prezzi al consumo». Lo strumento per impedire traslazioni sui prezzi sono la concorrenza e le autorità indipendenti che debbano farla rispettare. Nei giorni scorsi la Lega ha cercato — tramite un emendamento al decreto economico — di decapitare l&#039;Autorità per l&#039;energia. L&#039;emendamento è poi stato ritirato (pare grazie a un intervento del sottosegretario Gianni Letta), ma chi si oppone alle liberalizzazioni e all&#039;indipendenza delle Autorità rimane in agguato. Con un altro emendamento (questo ritirato per l&#039;opposizione di An) la Lega ha cercato di rendere facoltative (anziché obbligatorie) le gare per la gestione dei servizi pubblici locali. L&#039;opposizione della Lega a queste liberalizzazioni è storica («Giù le mani, è roba nostra»). Le ragioni dell&#039;attacco all&#039;Autorità per l&#039;energia sono, temo, meno nobili: la difesa del posto che la Lega occupa da anni nel consiglio di amministrazione dell&#039;Eni (rivelatore è l&#039;attacco velenoso della Padania contro un corsivo di Sergio Rizzo sul Corriere della scorsa settimana). La soluzione che si prefigura per Alitalia (una maledizione dalla quale sembriamo incapaci di liberarci) è la fusione con AirOne e la ricapitalizzazione dell&#039;azienda da parte di alcuni imprenditori italiani. Intravedo due rischi per le famiglie: innanzitutto un rischio per la concorrenza, dato che su molte rotte nazionali (ad esempio fra Roma e Catania) la nuova compagnia non avrà concorrenti e quindi potrà far pagare quello che vuole. Vigilare sarà compito dell&#039;Antitrust, se non verrà anch&#039;essa decapitata. Ma c&#039;è un rischio più insidioso. Gli imprenditori cui il governo si è rivolto per salvare Alitalia hanno una caratteristica comune: come osserva Franco Debenedetti sul Sole 24 Ore sono o concessionari dello Stato o costruttori. Non sarà che per convincerli a investire in Alitalia il governo ha promesso loro qualcosa? Se così fosse le famiglie pagherebbero due volte: voli più cari e pedaggi più salati.

20 luglio 2008</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 20 luglio 2008, Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera nell&#8217;editoriale di prima pagina ribadisce le stesse cose.<br />
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<p>LA MANOVRA ECONOMICA<br />
Robin Hood alla rovescia</p>
<p>di Francesco Giavazzi</p>
<p>Giovedì scorso in Parlamento il ministro dell&#8217;Economia ha descritto con tinte particolarmente fosche i mesi che ci attendono. Ma quando è venuto al dunque dei provvedimenti per fronteggiare la crisi, non ha potuto citare altro che la Robin tax, un&#8217;imposta che potrebbe finire per essere pagata dai consumatori tramite aumenti di prezzi, e il cui gettito comunque sarà usato solo in piccola parte (meno del 10% quest&#8217;anno) per «togliere ai ricchi e dare ai poveri». Inoltre dal prossimo anno la nuova imposta non servirà semplicemente a rimpiazzare l&#8217;Ici: contribuirà ad aumentare la pressione fiscale complessiva che nel 2010 (dati del Dpef) tornerà al 43,2%, il massimo storico cui l&#8217;aveva lasciata il governo Prodi (più sceriffo di Nottingham che Robin Hood). Le difficoltà che ci attendono non dipendono dalla finanza e dalla speculazione ma semplicemente da un aumento straordinario del prezzo di gas, petrolio e alcuni beni agricoli. Il problema è come attenuare l&#8217;effetto di questi aumenti sul potere d&#8217;acquisto delle famiglie, in una situazione in cui da 15 anni il reddito reale medio non cresce, il che significa che una famiglia su due è oggi più povera di quanto non fosse allora.</p>
<p>Nell&#8217;introdurre la Robin tax il governo ha scritto: «L&#8217;Autorità per l&#8217;energia vigilerà onde impedire che l&#8217;onere della tassa sia traslato sui prezzi al consumo». Lo strumento per impedire traslazioni sui prezzi sono la concorrenza e le autorità indipendenti che debbano farla rispettare. Nei giorni scorsi la Lega ha cercato — tramite un emendamento al decreto economico — di decapitare l&#8217;Autorità per l&#8217;energia. L&#8217;emendamento è poi stato ritirato (pare grazie a un intervento del sottosegretario Gianni Letta), ma chi si oppone alle liberalizzazioni e all&#8217;indipendenza delle Autorità rimane in agguato. Con un altro emendamento (questo ritirato per l&#8217;opposizione di An) la Lega ha cercato di rendere facoltative (anziché obbligatorie) le gare per la gestione dei servizi pubblici locali. L&#8217;opposizione della Lega a queste liberalizzazioni è storica («Giù le mani, è roba nostra»). Le ragioni dell&#8217;attacco all&#8217;Autorità per l&#8217;energia sono, temo, meno nobili: la difesa del posto che la Lega occupa da anni nel consiglio di amministrazione dell&#8217;Eni (rivelatore è l&#8217;attacco velenoso della Padania contro un corsivo di Sergio Rizzo sul Corriere della scorsa settimana). La soluzione che si prefigura per Alitalia (una maledizione dalla quale sembriamo incapaci di liberarci) è la fusione con AirOne e la ricapitalizzazione dell&#8217;azienda da parte di alcuni imprenditori italiani. Intravedo due rischi per le famiglie: innanzitutto un rischio per la concorrenza, dato che su molte rotte nazionali (ad esempio fra Roma e Catania) la nuova compagnia non avrà concorrenti e quindi potrà far pagare quello che vuole. Vigilare sarà compito dell&#8217;Antitrust, se non verrà anch&#8217;essa decapitata. Ma c&#8217;è un rischio più insidioso. Gli imprenditori cui il governo si è rivolto per salvare Alitalia hanno una caratteristica comune: come osserva Franco Debenedetti sul Sole 24 Ore sono o concessionari dello Stato o costruttori. Non sarà che per convincerli a investire in Alitalia il governo ha promesso loro qualcosa? Se così fosse le famiglie pagherebbero due volte: voli più cari e pedaggi più salati.</p>
<p>20 luglio 2008</p>
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