Il mio omonimo (e “cognonimo”) Paolo Maccioni, Quartu S.E. classe 1932, presenterà venerdì 17 alle 18,30 alla libreria P. zza Repubblica Libri a Cagliari il suo ultimo libro dal titolo “Incendio nella cattedrale – Torino Aprile 1997″, F.lli Frilli Editori 2008.

Che ci volete fare, non basta l’omonimia, pure l’attività dello scrivere ci accomuna (ma lui è ben più prolifico di me). La confusione è in agguato: colpa nostra che ci siamo scelti nomi e cognomi così facili e diffusi! Qui il blog del mio omonimo.

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La Quebrada (il canyon) de las Conchas, detta anche Quebrada de Cafayate. Si ammira dalla strada che collega Salta a Cafayate, la Ruta Nacional 68, circa 180 km. tutti asfaltati. A differenza degli altri itinerari della precordigliera con fondo “ripio”, ovvero strada bianca, questo tragitto si può fare tranquillamente con un’auto a noleggio. Ci sono pure linee di ómnibus che fanno questa tratta.

Paesaggi marziani, rossi d’argilla, con gole modellate dall’erosione eolica e idrica.

La Garganta del Diablo e El Anfiteatro

El Sapo, cioè il rospo, scultura naturale realizzata nel tempo dal vento e dall’acqua.

Lasciata la valle de las Conchas, avvicinandosi a Cafayate, dune di sabbia: sembra di essere a Chia, in Sardegna. Ma qui siamo a 1700 m. d’altezza s.l.m. circa. Il terreno sabbioso è indicato per la coltivazione della vite.

La valle di Cafayate è famosa per i suoi vigneti, le sue estancias, le bodegas, i suoi vini. Particolarmente rinomato il vino bianco Torrontés: quello di Cafayate è fra i più pregiati, secondo alcuni non ha pari. La valle di Cafayate produce anche cabernet, chardonnay e malbec.

Scorci della cittadina di Cafayate.

Mercatino all’aperto, pizza buona ( e pazienza per gli errori sul menu) e un vecchio Peugeot 404. Molto meglio che buttare, riparare!, come diceva quella canzone di Battisti.

Gommista.

Un’edicola dedicata al culto della Difunta Correa, divinità popolare non riconosciuta dalla Chiesa Cattolica, venerata oltre che in Argentina anche in Cile e in Uruguay. Nelle foto gli ex voto all’interno dell’edicola e il testo di un rosario. Secondo la leggenda, il marito di Deolinda Correa, fu coscritto con la forza nella guerra del 1840 fra unitaristi e federalisti. Volendo ricongiungersi a lui, Deolinda si mette in marcia col figlio poppante, muore di stenti nel tragitto, ma il bambino sopravvive attaccato alla sua mammella. Per saperne di più clicca qui (in spagnolo).

La valle di Cafayate, sulla via del ritorno a Salta.

Precordigliera. Province di Salta e di Jujuy, a nord-ovest, ai confini con Bolivia e Cile. A differenza che nel resto del paese, qui è forte la presenza di nativi americani, da queste parti il popolo Quechua. La lingua Quechua è la lingua nativa americana più diffusa, pur nei suoi sottodialetti.

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Spettacolare tragitto.

Il villaggio di Santa Rosa de Tastil.

Una busta di foglie di coca, che a queste alture si mastica per sopportare “la falta de oxígeno”. Il coquéo (l’abitudine di masticarle) è usuale e tradizionale, da queste parti, infatti detenere e masticare le foglie in queste province non è illegale entro certi quantitativi, ci spiegava la guida Gabriel. La polvere poi, che richiede un kg. di foglie per ottenere un grammo, è un’altra cosa. E’ un alcaloide 1000 volte più concentrato.


Il villaggio minerario di San Antonio de los Cobres (cioè rame) a 3.375 m. di altezza s.l.m.

Una pozza d’acqua ghiacciata ed una d’acqua calda scorrono accanto, per poi confluire.

Il celebre viaducto de la Polvorilla, dove passa il famoso Tren a Las Nubes. Vi consiglio il tragitto in macchina (con guida, da Salta) che corre parallelo ai binari. E’ più rapido del treno, costa meno, e vi permette di vedere più cose e di fare soste.

San Antonio de Los Cobres: scorci.

Lama semibradi al pascolo

Las Salinas Grandes: una distesa di sale di 60 km. nel suo diametro massimo, con l’acqua sottostante, per uno spessore medio di 30 cm. Sta a 3450 m. fra le province di Jujuy e di Salta.

Il panorama dalla Sierra del Chañi

I monti multicolori della Quebrada de Humahuaca, patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il villaggio di Purmamarca, fra i monti de los siete colores.