La crisi, cari amici, è ‘na panzana
Basta guardasse intorno: li turisti
Li gioiellieri, e pure l’estetisti
Confermano la condizione sana
De quest’economia de camorristi.
Me vie’ pure da di’ che fa la grana
Più d’ogni attività de ‘sta marana
Er club privato pe’ veri scambisti.
Insomma, la questione se riassume
Capendo dove va l’economia!
Perdi er lavoro? Bene, nun fa gnente,
In fonno è na faccenda de costume…
Basta iniziare in tutta autonomia
Club de scambisti pe’ povera gente!
Anonimo Monteverdino Fecit in Roma
26 marzo 2009
visitate il sito dell’Anonimo Monteverdino, verseggiatore, autore e artista sopraffino…
da ByoBlu il videoblog di Claudio Messora
Non si uccide più come una volta. Furti e omicidi a scopo di rapina negli ultimi venti anni sono diminuiti. Perfino dimezzati. Gli stupri sono in netto calo. Nel 2008 sono scesi da 5.062 a 4.637. L’ otto virgola quattro percento in meno. Le violenze sessuali aggravate, nel triennio 2006-2008, sono entrate in profonda crisi: -16%. E gli stupri di gruppo, le cosiddette gang bang, lamentano nel 2008 una diminuzione di ben il 24,6%.
Urgono immediate misure statali per contrastare questa tendenza. A Milano, nel 2006, si stupravano 526 donne. Quarantasei di loro nel 2008 sono rimaste a secco. Il settore è sull’orlo della bancarotta anche a Bologna dove, delle 179 donne violentate nel 2006, solo 139 sono riuscite a conservare la loro posizione nel 2008.
Il mercato dello stupro, insomma, è in forte crisi. Per fortuna gli italiani sono un popolo generoso. Oltre il 60% dei maschi autoctoni stringono la cinghia, o meglio la slacciano, per tenere il settore a galla. Sono loro che aggrediscono il mercato, generano domanda e vanno a cercarsi l’offerta. I romeni si danno un gran daffare ma non riescono a superare una quota del 7,8% del transato, tallonati dai marocchini con un promettente 6,3%. E’ il cosiddetto lavoro in nero.
Per non generare il panico, le emittenti televisive cercano di nascondere la crisi che ha colpito la microcriminalità. Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva ha rilevato che, tra il 2003 e il 2007, i TG nazionali hanno piu’ che raddoppiato il tempo dedicato alle notizie di cronaca nera, passando dal 10% al 24%.
La stampa dal canto suo ha cercato di fare quello che poteva. Siccome uno stupro al giorno toglie le altre crisi di torno, se non c’è bisogna inventarselo.
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Trentadue anni fa scompariva Rodolfo Walsh, giornalista e scrittore argentino. Di origini irlandesi, Walsh tradusse per l’editoria argentina i gialli di Raymond Chandler, di Horace McCoy e di William Irish, alias Cornell Woolrich. Autore di polizieschi egli stesso, abbandonò il genere per dedicarsi sempre più al racconto d’inchiesta, al giornalismo investigativo. All’instaurarsi della dittatura militare, nel 1976, Walsh fondò la Ancla, l’Agenzia di notizie clandestina che dava conto delle esecuzioni sommarie e dei sequestri, ad opera degli sgherri dei golpisti, che avvenivano alla luce del giorno ma che non avevano cittadinanza sugli organi dell’informazione ufficiale. In uno di questi bollettini si descrisse la campagna di censura, repressione e terrore contro il giornalismo. Il 25 marzo del 1977, all’indomani del primo anniversario del golpe, Rodolfo Walsh cadde in un’imboscata tesagli per strada a Buenos Aires. Prima dell’agguato fece in tempo ad imbucare la memorabile “Lettera aperta alla Giunta Militare”. Come scrive Horacio Verbitsky, giornalista che lavorò con Walsh e da molti considerato il suo erede: «giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda». La lezione di Walsh valida ancora oggi fu quella di imparare a drizzare le antenne: presagì il terrore che si sarebbe abbattuto sull’Argentina in anticipo. Colpevolmente tardiva – in ritardo di 30mila desaparecidos – giunse la condanna unanime della dittatura, quando ormai era caduta.
Articolo pubblicato il 25.03.2009 su EPolis, edizione IlSardegna.

La Plazoleta Rodolfo Walsh a Buenos Aires, quartiere di San Telmo, all’incrocio tra calle Chile e Perú, intitolata al giornalista e scrittore desaparecido (foto Paolo Maccioni)
Me sembra che er pontefice romano
Che de romano nun ci ha n’accidente
Parlando all’affricano continente
Se sia scontrato co’ ‘n probblema umano
Perché se dice che sia poco sano
De fa’ l’amore senza mette gnente
E che cor sesso tanta brava gente
Ortre a perpetua’ er genere umano
Sia più felice e trovi un po’ d’amore.
Da Roma li palazzi hanno approvato
E fatto eco ar Santo Porporato:
“E’ mejio trattene’ l’ansie der core
Ma si dovete fa’, fatelo strano
O più semplicemente… co’ la mano”
Anonimo Monteverdino fecit in Roma
24 Marzo 2009