Humboldt, Galeano, l'America Latina e la Sardegna

Pubblicato su EPolis/IlSardegna oggi mercoledì 4 marzo a pag. 6. Le “inondazioni inarrestabili” sono riferite ovviamente a quelle dello scorso ottobre nel sud della Sardegna, alla progressiva deforestazione e alla assurda idea di edificare nel letto di fiumi che si ritenevano morti.

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Il libro Specchi di Eduardo Galeano (Sperling & Kupfer, 2008) da cui è tratto
il pezzo.

Può servire anche a noi sardi ricordare Alexander von Humboldt, il naturalista tedesco che esplorò non la Sardegna ma l’America Latina nel 1800. Prendono il suo nome la corrente marina fredda che lambisce il Cile, una specie di pinguino e parecchie strade a lui intitolate. Eduardo Galeano scrive che Humboldt notò come gli indios dell’isola Uruana non raccoglievano parte delle uova che le tartarughe lasciavano sulla spiaggia, perché la riproduzione continuasse, ma gli europei non avevano imitato quella buona abitudine e la loro voracità stava estinguendo una ricchezza che la natura aveva messo a portata di mano. Due secoli dopo, Humboldt è attualissimo: ad esempio grazie all’avvento delle flotte a strascico incentivate dagli scellerati sussidi Ue, i piccoli pescatori di aragoste di Cabras sono scesi dalle 10 tonnellate annue di metà degli anni ’80 alla mezza tonnellata attuale (vedi qui). Sulle piantagioni coloniali a spese della foresta, causa di terribili siccità e inondazioni inarrestabili, Humboldt annotava: «Tutti i fiumi della regione sono sempre meno ricchi di acque. La cordigliera è deforestata. I coloni europei distruggono i boschi. I fiumi si seccano per buona parte dell’anno e quando piove sulla cordigliera diventano torrenti che distruggono le campagne». È consegnando all’oblio gli Humboldt che ci meravigliamo poi di pagare il prezzo dell’ipersfruttamento. La sua voce resta inascoltata ed il suo nome ormai asettico non è che una corrente marina, un pinguino, una via di Buenos Aires.

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