La Domenica di Radio Sardegna” in onda alle 14 circa su Radio RAI, (frequenze di RadioUno solo in Sardegna) condotta da Vito Biolchini e Roberta Mocco. Si parla di Argentina, sono ospite della trasmissione per parlare di “Buenos Aires troppo tardi” (ancora inedito) e di Argentina, insieme a Gustavo David Mhamed, “el turco”, attaccante argentino del San Vito e ad altri ospiti collegati.

Di seguito i prossimi appuntamenti a Cagliari e dintorni in cui presenterò il ricettario/antologia parodistica (non mi viene una definizione migliore) dal titolo “Scrittori à la carte” scritto con lo pseudonimo Gustavo Pratt.

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Giovedì 12 marzo ore 21
Tierre Mambo Tango, via Lamarmora 45
09124 Cagliari (Castello)
con Marcello Cocco
0709199219
a seguire il jazz del Carlo Ditta Trio (Carlo Ditta chitarra, Alessandro Atzori basso, Gianrico Manca batteria)

Domenica 15 marzo ore 18
Teatro Civico, Via della Libertà
Sinnai (CA), nell’ambito della serie di incontri:
Tè letterario, con Nino Nonnis e Mauro Manunza
070765831-781932
email: teatrocivicodisinnai@libero.it

Domenica 22 marzo ore 19
Canone Inverso
Via S. Alenixedda, 111
09128 Cagliari (Galleria Le Ormus)
con Carlo Angioni
070488554

Mercoledì 1 aprile ore 17,30
(data appropriatissima per un libro come questo)
Presso la Biblioteca “Regina Elena”
c/o scuola media, via Stoccolma 1
Cagliari (Genneruxi)
con e grazie a Valentina Neri

Pubblicato su EPolis/IlSardegna oggi mercoledì 4 marzo a pag. 6. Le “inondazioni inarrestabili” sono riferite ovviamente a quelle dello scorso ottobre nel sud della Sardegna, alla progressiva deforestazione e alla assurda idea di edificare nel letto di fiumi che si ritenevano morti.

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Il libro Specchi di Eduardo Galeano (Sperling & Kupfer, 2008) da cui è tratto
il pezzo.

Può servire anche a noi sardi ricordare Alexander von Humboldt, il naturalista tedesco che esplorò non la Sardegna ma l’America Latina nel 1800. Prendono il suo nome la corrente marina fredda che lambisce il Cile, una specie di pinguino e parecchie strade a lui intitolate. Eduardo Galeano scrive che Humboldt notò come gli indios dell’isola Uruana non raccoglievano parte delle uova che le tartarughe lasciavano sulla spiaggia, perché la riproduzione continuasse, ma gli europei non avevano imitato quella buona abitudine e la loro voracità stava estinguendo una ricchezza che la natura aveva messo a portata di mano. Due secoli dopo, Humboldt è attualissimo: ad esempio grazie all’avvento delle flotte a strascico incentivate dagli scellerati sussidi Ue, i piccoli pescatori di aragoste di Cabras sono scesi dalle 10 tonnellate annue di metà degli anni ’80 alla mezza tonnellata attuale (vedi qui). Sulle piantagioni coloniali a spese della foresta, causa di terribili siccità e inondazioni inarrestabili, Humboldt annotava: «Tutti i fiumi della regione sono sempre meno ricchi di acque. La cordigliera è deforestata. I coloni europei distruggono i boschi. I fiumi si seccano per buona parte dell’anno e quando piove sulla cordigliera diventano torrenti che distruggono le campagne». È consegnando all’oblio gli Humboldt che ci meravigliamo poi di pagare il prezzo dell’ipersfruttamento. La sua voce resta inascoltata ed il suo nome ormai asettico non è che una corrente marina, un pinguino, una via di Buenos Aires.